Paesaggio

martedì 17 gennaio 2012

 Francesco Jovine ne Viaggio in Molise, a proposito di Larino la descrive in questi termini: “Terra docile e ricca, lavorata più con l’aratro che col bidente; i sassi diventano più rari; rari gl’improvvisi scoscendimenti del terreno. Sono scomparse le brevi porche di terra che s’affacciano sui dirupi, coronate di roccia, trattenute da corti radici di lecci e di quercia..; qui invece gli olivi, gli argini, i solchi si allineano secondo una volontà ordinata che non ha dovuto vincere difficoltà di frane, di fossi, di roccia” . Le dolci colline che circondano Larino si presentano ricoperte da enormi distese di olivi, campi ararti e seminativi prevalentemente da colture cerealicole. I campi sono interrotti dai "parcuozz", resti di antiche foreste di querce che nei pressi di Montorio nei Frentani, ma anche in alcune zone del territorio di Larino, si presentano ancora estese e ben conservati. È il caso di Bosco Cese nelle vicinanze del colle della Guarenza (608 m s.l.m.). I boschi, tagliati da splendidi sentieri, sono ricchi di piante aromatiche e fiori di ogni genere, tra cui diverse specie di orchidee. Man mano che ci si avvicina al mare l’andamento dei rilievi passa dai 608 m s.l.m. di Casacalenda, ai 634 m s.l.m. di Montorio nei Frentani, raggiungendo i 399 m s.l.m. registrati presso la stazione ferroviaria di Larino. La stessa città di Larino, situata sul fianco collinare destro nella bassa valle del Biferno, è caratterizzata da differenti alture: la stazione come sopra già detto raggiunge i 399 m s.l.m., mentre il Centro Storico è sito a 341 m s.l.m. ed il Monterone 476 m s.l.m., il punto situato ad una minore altitudine, è la contrada Monte Altino che raggiunge solo 332 m s.l.m. Subito si nota che la città, divisa dal Vallone della Terra, è sviluppata su due distinti piani: a sinistra il Centro Storico, sorto in epoca medievale in seguito alle invasioni saracene, ed a destra il Piano San Leonardo, dove si localizzano i resti dell’antica Larinum. L'agro larinese, durante la seconda guerra punica fu teatro di battaglie tra l'esercito di Annibale, che era accampato a Gerione, e Fabio Massimo, Dittatore a Larino. In epoca longobarda Larino divenne capoluogo di una delle 34 Contee nelle quali fu ripartito il Ducato di Benevento.

 

Scendendo da Larino per raggiungere la stazione di Ururi e Rotello, si può rimanere affascinati dal paesaggio circostante che scende nelle piane, con il verde cupo degli olivi e gli immensi vigneti.

Immersa nelle colline tra ulivi secolari che guardano al mare, Larino vede la nascita dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio nel 1994. Nei territori percorsi dalla linea ferroviaria, sono presenti diverse  varietà autoctone di olivo, la Salegna, la San Pardo e la sempre più famosa, per l’elevata qualità del suo olio extravergine, Gentile di Larino. È questo l’olio cantato da poeti e scrittori dell’Impero Romano, apprezzato dal sommo oratore Cicerone nel corso della sua visita nel 63 a.C.

Cuore pulsante dell’economia molisana sono i vigneti. Proprio lungo il percorso ferroviario, ad un’altitudine media di 250, è possibile notare la massiccia presenza di vigneti autoctoni. Difatti, di notevole pregio è il vino rosso denominato “Tintilia”, prodotto da una delle aziende maggiori produttrice ed esportatrici del vino locale, ubicata sul Colle Ricupo (317-263 m s.l.m) nell’ entroterra della regione, alla confluenza di bracci minori di antichi tratturi: tratturo Sant’Andrea-Biferno, tratturo Celano-Foggia, tratturello Ururi-Serracapriola, su dolci declivi che guardano verso il mare. Le operazioni colturali sono rivolte, in particolar modo a favorire un naturale equilibrio vegeto produttivo con rese molto basse.
I suoli argilloso calcarei donano particolarità ai vini: struttura là dove l’argilla è più ricca, raffinatezza ed eleganza di bouquet là dove prevale il calcare e i ciottoli drenanti.

 

(Foto Guerino Trivisonno)

 

 

 

 

 

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